oltre il CONFINE

Viviamo in un mondo globale, siamo tutti interconnessi e immersi in una dimensione internazionale. Anche la disabilità è “internazionale” eppure su questo argomento non viaggiano molte notizie da un paese all’altro. E allora chiediamocelo: “come è negli altri paesi essere diversamente abili? Negli altri stati i disabili cosa fanno? E le loro famiglie ?

Queste le esperienze di due mamme che hanno provato a vivere all’estero: Stati Uniti, Francia, Svizzera.

“…Quando è nato mio figlio mi trovavo negli Stati Uniti . Vivevo in una sorta di cittadella universitaria annessa all’ospedale di Bethesda dove lavorava mio marito. Si è reso presto evidente che Eugenio necessitava di cure e di riabilitazione ed altrettanto velocemente mi resi conto che la qualità delle cure e la loro modalità di erogazione erano poco soddisfacenti a fronte di costi molto elevati. Nessun approccio di rete né sostegno alla famiglia. Rientrata in Italia mi sono riferita ad AUSL ed Ospedale dove ho incontrato professionisti molto più bravi e cure migliori ed anche più evolute ed ho trovato asili nido, scuole materne che prevedevano l’ingresso e la frequenza di un bambino diverso …”

” … Nella necessità di seguire mio marito trasferito per lavoro a Parigi ho effettuato alcuni sopralluoghi presso la Ville Lumiere che sono stati scoraggianti: la disabilità di mio figlio non permetteva l’accesso e l’utilizzo della metropolitana se non di una sola linea e la città era disseminata di barriere architettoniche difficili da superare se non impossibili. Federico non sarebbe andato a scuola ma in un istituto specializzato dove sarebbe stato molto ben curato e seguito ma separato dai bambini normodotati. Oggi la Francia sta cambiando ma una dozzina di anni fa l’idea di inclusione dei bambini diversamente abili era ancora molto lontana… In un’altra occasione ho dovuto verificare come mio figlio disabile avrebbe potuto vivere in un cantone tedesco della Confederazione Svizzera . Ho passeggiato per le strade delle ordinatissime cittadine del Cantone di Zug  e girato per caffè, pizzerie, supermercati e non ho mai visto un disabile per le strade o in un altro luogo di queste linde città  dove i bambini con bisogni speciali vanno in scuole speciali dove parlano solo il tedesco…

(Maria Grazia, genitore)

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