“Non volevo morire vergine”

Venerdi 20 maggio scorso presso la Libreria Mondadori di Piazza Ghiaia a Parma si è svolto un reading di presentazione del libro “Non volevo morire vergine” . Ha presentato Barbara Garlaschelli autrice affermata, vincitrice di diversi premi e riconoscimenti letterari

Quando ti parla  Barbara Garlaschelli ti guarda dritto in faccia, dritto nel fondo degli occhi, senza alcun timore, pudore né ombra di ritrosia. Le brilla lo sguardo a Barbara, ed emana potenza  e una forza implacabile.

Nel corso del reading di presentazione del suo libro “Non volevo morire vergine” racconta la sua storia: di come la sua vita è cambiata di colpo quando a 15 anni si è rotta l’osso del collo divenendo tetraplegica. e poi il percorso, i mille giri fatti per trovare (o forse ritrovare) se stessa, il suo essere donna, il sesso, l’amore.

Come ha fatto Barbara ad arrivare fino qua ? partendo da una situazione di quasi totale immobilità? Quale incredibile viaggio ha compiuto per diventare la donna che è ora? Per ritrovare sé stessa e la pienezza della sua vita, senza fare un solo passo Barbara ha attraversato tutti i continenti,  ha vissuto molteplici vite ed è riuscita ad affermarsi nella totalità dei sentimenti e dei sensi. Quante persone, quanti di noi dotati di due gambe che funzionano, che possono accedere senza alcuna difficoltà ad innumerevoli mezzi di trasporto, conducono esistenze ben più immobili, senz’altro molto molto più ferme di quella di Barbara?!?   “Non volevo morire vergine” di Barbara Garlaschelli. Proprio una bella storia!

 

Commento al libro

“L’indomabile ricerca dell’amore di Barbara è quella ora romantica ora allegra ora malinconica di tante, ma il suo epilogo personale è raro e prezioso, degno di una favola. Non per niente la protagonista di questa favola è una bellissima sirena”
Daria Bignardi

E il libro è molto bello; si fa leggere d’un fiato e perché la storia di Barbara è straordinaria e perché le parole si tengono per mano e corrono via una riga dopo l’altra incatenando gli occhi  alle pagine. La narrazione è coinvolgente e scorre via nella totale assenza di riferimenti o cenni al quel conflitto di genere che quasi sempre è insito nelle storie delle relazioni, d’amore e di sesso. Ma qui no. Il rapporto tra uomo e donna è totalmente paritario. Barbara vive storie libere da convenzioni, a volte relazioni significative, a volte estemporanee, a volte quasi “utilizza” un uomo  esattamente come tante volte fanno gli uomini con le donne. E’ come se la disabilità sfrondasse via tutt’una serie di inutili accessori ed aspetti che divengono secondari perché rimette al centro questioni ben più importanti: l’affermazione della persona nella sua pienezza e totalità, compresa la sfera sentimentale e sessuale ancora oggi misconosciuta (se non disconosciuta) in presenza di una disabilità.

(Maria Grazia, genitore)

 

 

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