integrazione NO, bullismo SI: la mia esperienza di madre di un figlio disabile

In questi giorni si è parlato molto della ragazzina esclusa  dalla cena di fine anno  scolastico perché disabile e che è stata oggetto di bullismo nella chat del gruppo classe. Ho fin troppo ben presente questa situazione insopportabilmente triste che mi sembra di rivivere.

Mio figlio non è mai stato invitato né alle elementari, né alle medie e tanto meno alle superiori, alla faccia dell’ integrazione di cui si sente tanto parlare.  In compenso è stato vittima di tutta una serie di atti di bullismo, da quelli più lievi ad altri davvero pesanti e che hanno rischiato di lasciato conseguenze gravissime.

Ho cercato di dare a mio figlio tante occasioni di socializzazione perché potesse stare insieme agli altri ragazzi ed avere amici ma mi sono scontrata con una “mission impossible”. Ho cercato tanti modi: con lo sport ma le società sportive mi rispondevano che non lo prendevano perché non volevano responsabilità.

Ma responsabilità di cosa??Mio figlio è un ragazzo ubbidiente ed educato e non ha particolari problemi con le attività fisiche . “E se succede qualcosa ?!?“ – mi dicevano.  “Ma cosa mai potrebbe succedere?” – dicevo io.

Pur consapevole di avere qualche difficoltà mio figlio desidera fare quello che fanno i suoi coetanei : avere amici, fare sport, avere interessi , non certo starsene da solo a casa. Desideri come tutti  “normodotati”. Al raggiungimento della maggiore età sono riuscita ad inserirlo in attività di volontariato così da permettergli di sentirsi utile e stare con altre persone, ragazzi ed adulti ma mio figlio vuole ‘una compagnia’ come tutti i  ragazzi.  Viviamo  nello stesso quartiere da quando è nato ed ha frequentato il catechismo ed il GREST  della parrocchia di quartiere ma nessuno lo ha mai cercato e mi domando  il perché  visto che oltretutto si è costituito un gruppo di ragazzi di età di mio figlio. Lo ho esortato spesso ad andare in parrocchia “ …vai,  ci sono i tuoi amici del centro  estivo…”  lui mi guarda con gli occhi  pieni di lacrime e mi risponde ‘non mi vogliono  perché  non sono come loro’.

A me si spezza il cuore. Che altro posso fare? Come genitore non posso che ritirarmi.

Maggiore età per i nostri  ragazzi  vuol dire solitudine  e vuoto intorno; l’idea di integrazione svanisce del tutto. Mio figlio svolge attività di volontariato tre volte alla settimana e questa è un’ottima cosa ma purtroppo  quando rientra a casa la sua tristezza  riaffiora perché i pomeriggi che non fa volontariato  gli ” amici”  del volontariato  non lo chiamano quando escono insieme per una pizza o a un cinema ecc ecc… “non sono  come loro,  come mi avevano detto in parrocchia…” ed ecco ancora gli occhi  gonfi di lacrime.

D’ estate poi non ci sono gli impegni della stagione invernale né le attività sportive delle associazioni dedicate (“sport protetto”).

Un giorno mi dice “mamma vorrei tanto andare in piscina”.
Gli rispondo “ok, tesoro, andiamo”
Lui mi guarda ed mi dice “ …non con te con i miei amici…”
Cerco di non fare notare il mio dispiacere e cerco, forse sbagliando, di dirgli che un giorno capiranno che chi perde qualcosa sono loro  “perché tu sei speciale, devi solo lavorare  sulla tua autostima e timidezza…”  .

Mio  figlio è solo, dentro una solitudine che non ha motivo di essere e che è per me un vero strazio. Ed io, la famiglia, siamo soli a cercare di risolvere questo enorme problema.

Spero  sempre  che questa  società  cambi; che arrivi qualcosa di meglio  per tutti i nostri  ragazzi  diversamente abili.

(Anna Di Grazia, genitore)

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