Esercizi di resistenza al dolore – 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza delle donne

Le donne respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli”.  Vivono un tempo dilatato, fermo, se un imprevisto interrompe il corso naturale della vita, come la nascita di un figlio disabile. Portano i figli in braccio per giorni attraversando deserti, mari sui barconi, città a piedi, su e giù per gli autobus.

Hanno più confidenza con il dolore. Ci si vive, è normale. Urlare, piangere disperdere energie, lamentarsi non serve. Trasformare il dolore in forza, questo sì che serve. Ignorarlo, domarlo, metterlo da qualche posto segreto, lontano perché lasci fiorire qualcosa.

È una lezione antica che trova i suoi esempi nella storia e nelle leggende.

Maria Malibran, mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflitte dal padre. Denise Karbon che scia ingessata. La prostituta bambina che chiude gli occhi e pensa al prato di casa sua. Le sorelle Mirabel picchiate e gettate in un burrone nella Repubblica Dominicana. La compagna straordinaria di Picasso, Dora Maar, che lei sola ne conosce la grandezza e le miserie perché è più grande di lui. Le grandi eroine della cultura classica: Lucrezia, moglie e madre ideale,  che preferisce morire anziché opprimere l’oltraggio subìto, Medea, Arianna, Elena, eroine che hanno convertito la passione d’amore in gesti di ritrovata dignità. E molto più tragicamente, la giovane donna che si lascia picchiare ed insultare dal suo uomo perché pensa che questa violenza sia una debolezza, pensa di poterlo salvare. Prima o poi si placherà.

Donne che soccombono, altre che muoiono e moltissime che convivono quotidianamente con la violenza. Alcune però ce la fanno. E trasformano quel dolore in forza.

Per le migliaia di donne –  ordinarie e straordinarie – che vivono sul filo dell’equilibrio, tra la quotidianità e gli esercizi di resistenza al dolore.

Franca Guerra

 

Un commento

  1. Queste riflessioni, queste parole, vanno ben oltre la Giornata contro la violenza sulle donne. Fanno bene al cuore per tutto l’anno e ho la presunzione di pensare che aiutino le persone a migliorare se stesse e quelle che stanno loro attorno. Dalla teoria alla pratica sappiamo che il salto non è sempre facile, ma questo articolo aiuta a gettare un ponte da una parte all’altra. E mi piacerebbe che questo ponte fosse tibetano, non in cemento, perché solo i più coraggiosi riescano a trascinare i più deboli. Grazie Franca.
    Cesare

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